FASCIA BRUCIA GRASSI

fascia brucia grassi

FASCIA BRUCIA…CHE???      FASCIA BRUCIA GRASSI!

Si hai letto bene fascia brucia grassi

In linea teorica, quando ci si approccia all’allenamento e alla fisiologia ad esso applicata, si impara che l’attività a bassa intensità, la famosa “fascia lipolitica” è la “zona” (troppi virgolettati lo so, ma le baggianate in questo articolo vanno citate altrimenti non si arriva al punto) più efficiente per utilizzare e di “””””conseguenza BRUCIARE””””” (mi sono fatto prendere la mano, ma questa era troppo grossa) gli acidi grassi a scopo energetico.

La conferma (teorica…), la si osserva analizzando il ciclo di Krebs

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oppure andando a rispolverare i testi che parlano del catabolismo dei grassi

 

 

 

 

 

 

 

 

dell’utilizzo della acetil-carnitina-palmitoil-transferasi

della piruvato-deidrogenasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima domanda da porsi è se la teoria regge quando questi dati vengono presi in una verifica sperimentale, cosa che peraltro è la chiave d’ accensione (ricordiamolo)  del metodo scientifico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma soprattutto un’altra domanda chiave ci porta dentro alla pratica e un pochino fuori dalla teoria: quali sono le sorgenti di acidi grassi che vengono utilizzate durante questa frequenza magica?
Partiamo dalla fisiologia.
Gli acidi grassi, oltre che dall’alimentazione, possono arrivare da tre punti fondamentali nel nostro corpo:
1 ) Dal fegato, attraverso le lipoproteine mediante un enzima si chiama LPL (lipoproteina lipasi).
2) Dal tessuto adiposo, attraverso gli acidi grassi legati all’albumina, tramite la lipasi ormone sensibile (HSL).
3) Dalla muscolatura, dove troviamo i trigliceridi muscolari, anche qui c’è la lipasi ormone sensibile, solo che questa volta è riferita al tessuto muscolare.


Un famoso studio di qualche anno fa, condotto sui ciclisti agonisti, osservò quale tipo di substrato energetico veniva utilizzato contestualmente a quale percentuale di Vo2Max veniva portato l’atleta stesso. Vennero utilizzate tre percentuali: il 25%, 65% e 85%.

I risultati si possono vedere su questa tabella riassuntiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quindi la pratica conferma la teoria: minore è l’intensità e più acidi grassi vengono utilizzati.


Successivamente, 5 anni dopo, un altro studio confermò questo risultato, però fornì finalmente l’informazione principale (altri studi successivi lo hanno ulteriormente confermato, quindi questa è un’ evidenza scientifica ad altissimo impact factor e non “cherry picking” o “fishing” e cioè la selezione dei soli studi che confermano quello che si vuole dimostrare).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al 65% del Vo2Max si consumano si, più acidi grassi, ma saranno solo quelli derivanti dai trigliceridi intamuscolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo perché gli acidi grassi del tessuto adiposo non reggono il passo con l’aumentare dell’intensità dell’esercizio fisico. È un metabolismo energetico troppo lento per soddisfare la conversione in ATP di qualsiasi biomolecola circolante.


Quindi? Se la lipolisi è solo un rilascio di acidi grassi da parte del muscolo, perchè chi si “allena” nella “fascia lipolitica” osserva comunque una perdita di grasso viscerale e/o sottocutaneo?

C’è da dire che esiste comunque un’enorme differenza tra la lipolisi a riposo e quella durante l’esercizio fisico. Sia chiaro, stiamo parlando dei grassi del tessuto adiposo che schizza fino a +300% durante l’esercizio fisico ed è per questo che i soggetti normali, i non agonisti come quelli dello studio, osservano comunque la maggior perdita di grasso se vanno a correre per tante ore durante la settimana, parlando di tessuto adiposo.
Quindi qual è il messaggio da portarci a casa? Innanzitutto che la fascia lipolitica del tessuto adiposo, NON ESISTE.

E’ che più siamo allenati, meno insistere ancora di più un range di battito cardiaco, ci farà perdere quei due o tre punti di Body Fat  (Massa Grassa per chi non lo sa l’ inglese).

Anzi se date troppa importanza a questa “zona magica”, facendo sedute aggiuntive mentre siete in un tenore ipocalorico, avrete l’effetto opposto: si alzerà lo stress, e scatteranno tutti quei sistemi di allarme che rallenteranno ancora di più le vostre capacità di ossidazione.

Se però non vi siete mai mossi, se le uniche passeggiate che avete fatto sono quelle dopo il pranzo di Natale, dove vi siete mangiati caprioli e sugna, intanto allenatevi fra qualche anno avrete anche voi questo problema,

ma non adesso.

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BIBLIOGRAFIA

  • Byrne, Nuala M.; Hills, Andrew P.; Hunter, Gary R.; Weinsier, Roland L.; Schutz, Yves (2005). “Metabolic equivalent: One size does not fit all”. Journal of Applied Physiology99 (3): 1112–9.
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  • Iwasaki, Ken-ichi; Zhang, Rong; Zuckerman, Julie H.; Levine, Benjamin D. (2003-10-01). “Dose-response relationship of the cardiovascular adaptation to endurance training in healthy adults: how much training for what benefit?”. Journal of Applied Physiology95 (4): 1575–1583.
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  • LaForgia et al. Effects of exercise intensity and duration on the excess post-exercise oxygen consumption. J Sports Sci. 2006 Dec;24(12):1247-64.

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