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Differenze tra uomo e donna nello sport

INTRODUZIONE

L’uomo e la donna si distinguono tra loro non solo per quanto riguarda i caratteri sessuali primari e secondari, ma anche dal punto di vista dei parametri costituzionali, anatomici e fisiologici. Ma allora, quali sono le differenze tra uomo e donna nello sport?

Queste differenze anatomiche e fisiologiche di genere non significano che uno è inferiore o superiore all’altro, ma sono l’espressione di una distribuzione naturale di compiti specifici che devono garantire la conservazione della specie.
Se si confrontano le prestazioni sportive dell’uomo con quelle della donna si possono osservare le relative differenze di genere che, in gran parte, devono essere ricondotte a differenze di natura genetica nella costituzione fisica e nelle funzioni dell’organismo, ma anche ad aspetti di natura sociale.

Prestazioni sportive

Nel quadro della parità dei diritti, e grazie alla diminuzione degli stereotipi sessuali, negli ultimi anni si sono aperte nuove possibilità, per le donne, in campo sportivo anche di alto livello.
Un risultato di questa trasformazione sociale ha dato un fulmineo miglioramento alla capacità di prestazione sportiva della donna, con diminuzione di differenze di prestazione tra uomo e donna.
Negli ultimi anni, il rapido aumento della capacità di prestazione della donna ha messo in evidenza che una parte delle differenze di genere deve essere attribuita a influenze determinate dalla tradizione.
Se si prendono in considerazione i record mondiali in sport oggettivabili e confrontabili tra loro, per esempio il nuoto e l’atletica leggera, a secondo delle discipline i risultati delle donne sono inferiori rispettivamente dal 6,64 al 11,48% e dal 7,63 al 15,98% rispetto a quelli degli uomini.
Da notare, però, che nelle discipline femminili relativamente “giovani” dell’atletica leggera (salto triplo e salto con l’asta) le differenze sono ancora particolarmente grandi, in quanto le donne in questo caso presentano la necessità di ridurre il loro svantaggio dal punto di vista della metodologia dell’allenamento.

Record mondiali

Nei 200 metri stile libero, lo sviluppo del record mondiale all’inizio è stato lento (inizio degli anni ’60) e poi ha accelerato (fino alla fine degli anni ’80), per poi rallentare di nuovo.
Lo sviluppo del record mondiale di uomini e donne sui 100 m, 200 m e 400 m (sempre stile libero) mostra che negli anni ’70 le donne miglioravano più spiccatamente degli uomini. Da allora, però, le differenze tra i due generi sono aumentate di nuovo del 10%. L’aumento accelerato di quel periodo deve essere attribuito non solo al doping, ma anche ai processi culturali dell’epoca nella medicina dello sport, nella teoria dell’allenamento, e anche ai cambiamenti delle piscine (vasche più profonde, corsie galleggianti, corsie frangi-onda ecc.) e dei regolamenti.
Da oltre dieci anni lo sviluppo dei record mondiali è rallentato notevolmente e non si può più pensare a miglioramenti importanti. Solo i nuovi costumi interi sono riusciti ad arrestare (nel nuoto) questo rallentamento nel rinnovo dei primati.
Se si vogliono comprendere le cause delle differenze di prestazione è particolarmente importante conoscere quali siano i fattori costituzionali, anatomici e fisiologici che le determinano.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

DIFFERENZE COSTITUZIONALI

Uomini e donne presentano alcune tipiche differenze costituzionali.
In media le donne hanno una statura di 10-15 cm inferiore ed un peso corporeo di 10-20 kg minore rispetto agli uomini.

Scheletro

Questo si deve alla più rapida maturazione scheletrica e, quindi, alla più precoce chiusura delle cartilagini di accrescimento.
Le ricerche su questo problema dimostrano che fin dalla nascita le bambine, per quanto riguarda lo sviluppo osseo, presentano un vantaggio di almeno due settimane rispetto ai maschi, malgrado un peso corporeo inferiore.
Questo vantaggio, piano piano raggiunge i due anni nel momento della pubertà, che è più precoce nelle bambine.
Sembra che la causa di questa differenza sia nel più intenso sviluppo e nella maggiore attività di secrezione ormonale delle ovaie nella pubertà rispetto ai testicoli: la produzione di piccole quantità di estrogeni durante la fase di sviluppo puberale nella donna, sembra produrre sia una più rapida maturazione dello scheletro, sia anche un inizio più precoce della pubertà.
In generale, si può affermare che la donna, rispetto all’uomo, possiede una struttura ossea più leggera – lo scheletro femminile è piuttosto gracile, presenta una minore mineralizzazione e una geometria ossea meno stabile, in media è del 25% più leggero di quello dell’uomo.
Globalmente, la capacità di carico delle grandi ossa cave (ossa delle estremità) è minore (anche se corretta per peso e statura), per cui è più facile che si verifichino fratture da stress (con un rischio da due a sei volte maggiore rispetto all’uomo).
Nel corso della vita, le donne perdono circa il 50% della substantia spongiosa (ad esempio nella regione dei corpi vertebrali) e circa il 30% della substantia compacta (ad esempio nella corteccia ossea, nelle ossa cave delle estremità); nell’uomo questo succede solo rispettivamente per il 30% e il 20%.

Tronco

Può essere considerata tipica della donna una accentuazione del tronco, mentre nell’uomo è tipica quella delle estremità. La donna, rispetto all’uomo, ha di solito estremità più corte, ma un tronco relativamente più lungo: mentre nella donna la lunghezza del tronco rappresenta circa il 38% di quella del corpo, nell’uomo è il 36%.
Si tratta di una differenza di proporzioni che, nella donna, provoca uno spostamento del baricentro verso il basso e ha un effetto negativo nello sport, soprattutto per quanto riguarda le prestazioni di corsa e di salto.
La donna ha anche spalle più strette: in media la larghezza delle spalle nella donna è di solo 3 cm superiore a quella del bacino, nell’uomo di circa 15 cm. Nella donna troviamo una iperestensibilità ed una conformazione ad X dell’angolo tra braccio e avambraccio.
La maggiore mobilità articolare che ne deriva rappresenta un vantaggio negli sport ad espressione aritistica (ginnastica artistica, esercizio al corpo libero), mentre questo angolo ad X peggiora le prestazioni in tutte le discipline di lancio dell’atletica leggera ed ha anche un’azione negativa negli esercizi di appoggio.
Questo è uno dei motivi per i quali le donne eseguono esercizi alle parallele asimmetriche e non alle parallele, perchè la maggiore distanza tra gli staggi resa necessaria dalla larghezza del bacino a causa della relativa minore larghezza delle spalle renderebbe ulteriormente più difficile l’appoggio.

Bacino

Le maggiori differenze tra lo scheletro dell’uomo e della donna riguardano le ossa del bacino.
Mentre nella donna la larghezza del bacino rappresenta il 54% della lunghezza del tronco, nell’uomo solo il 50%. Per questa ragione, lo scheletro del tronco della donna può essere definito dal bacino largo. Nella donna le ali iliache sono più larghe e più inclinate rispetto a quelle dell’uomo; l’apertura superiore della pelvi è trasversalmente ellittica (quella dell’uomo ha una forma simile al cuore delle carte da gioco francesi). I rami dell’osso pubico nelle donne formano un angolo compreso fra 90° e 100°, nell’uomo fra 70° e 75°.
A causa della maggiore larghezza della pelvi, per compensazione nella donna troviamo la formazione di una posizione fisiologica ad X degli arti inferiori (valgismo) che, a sua volta, favorisce l’abbassamento del baricentro del quale abbiamo già parlato.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

CERVELLO

La donna ha una massa cerebrale di circa il 10% minore rispetto all’uomo, ma con lo stesso numero di neuroni. Già nelle neonate, tendenzialmente, si possono riconoscere minore superficie corticale, corteccia più leggera e volumi minori di massa bianca, ma senza differenze nelle circonvoluzioni cerebrali.
L’intelligenza, però, nelle sue varie forme di espressione, non è determinata tanto dalla massa del cervello, quanto dal numero di neuroni e dalla qualità delle connessioni neuronali.
Le differenze specifiche di genere nella forma e nella funzione iniziano già nello stato embrionale, quando gli ormoni sessuali maschili intervengono sullo sviluppo del cervello.
Comunque, non tutte le differenze nello sviluppo cerebrale vanno attribuite all’ormone sessuale maschile. Il gene del cromosoma Y, presente solo nelle cellule maschili, nel cervello stimola la moltiplicazione dei neuroni dopaminergici, che quindi negli uomini sono più numerosi che nelle donne. Sembra che questi neuroni partecipino allo sviluppo di comportamenti e capacità motorie speciali (ad esempio, lanci).
Dal punto di vista sportivo, questa sembrerebbe una delle ragioni per le quali gli uomini sono più disponibili a rischiare, tendono maggiormente all’aggressività fisica, cercano cambiamenti e rischio, presentano una più spiccata capacità di orientamento e possono lanciare meglio delle donne.
La tipica qualità di genere che viene spesso attribuita al sesso femminile di parlare di più e più rapidamente degli uomini, non può più essere sostenuta alla luce delle conoscenze attuali: nello sport essa svolge un ruolo piuttosto subordinato. Ricerche mostrano che sia le donne sia gli uomini utilizzano quotidianamente almeno 16.000 parole. Non ci sono conferme che le donne parlino più velocemente degli uomini.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

TESSUTO ADIPOSO E MUSCOLARE

Tessuto Adiposo

Per quanto riguarda la percentuale di tessuto adiposo o grasso e tessuto muscolare, tra uomini e donne troviamo notevoli differenze di genere.
La donna, soprattutto nel tessuto connettivo sottocutaneo, presenta una quantità di grasso 1,75 volte maggiore di quella dell’uomo. Nella donna, la percentuale di depositi di grasso rappresenta il 28,2% di tutta la massa corporea, nell’uomo il 18,2%. La donna quindi ha una percentuale di adipe superiore a quella dell’uomo circa dle 10%.
Le atlete di alto livello, a seconda del tipo di sport, presentano una percentuale di tessuto adiposo compreso tra il 15% e il 18%, ma con valori che possono oscillare, nelle atlete di resistenza, tra il 6% e l’8%, e nelle giocatrici di pallavolo e di basket tra il 18 e il 24%.

A causa del maggiore pannicolo adiposo e dell’ossatura in media più leggera, le donne presentano una minore densità corporea  (nella donna è di 1,04 g/cm3, nell’uomo di 1,07 g/cm3) e  un maggiore contenuto di acqua associato alla maggior pienezza del busto. La posizione più bassa del baricentro del corpo e la relativamente maggiore lunghezza del tronco determinano una posizione di galleggiamento favorevole, mentre gli arti inferiori più corti e leggeri rispetto a quelli dell’uomo affondano meno facilmente. Per questa ragione, per mantenere la posizione di galleggiamento, è necessaria una quantità minore di forza muscolare che, quindi, può essere utilizzata per movimenti di avanzamento in acqua. Si tratta di vantaggi che spiegano la particolare attitudine al nuoto della donna e la sua elevata capacità di prestazione in questo sport. 

Come già ricordato, le differenze di prestazione tra uomo e donna nelle diverse discipline di questo sport sono comprese solo fra 6,64-11,48%.

Tessuto Muscolare

Per quel che riguarda la muscolatura, la donna ha una minore massa muscolare sia assoluta sia relativa, rispetto all’uomo.
Dal punto di vista relativo, cioè in rapporto alla massa corporea, nelle donne non allenate, la percentuale della muscolatura è compresa fra il 30 e il 40%, negli uomini non allenati dal 40 al 50%. In assoluto, la donna ha oltre 23 kg di massa muscolare, rispetto ai 35 kg degli uomini.
Benché numerose ricerche provino che non ci sono differenze di genere nella composizione delle fibre muscolari, secondo alcune, invece, esistono differenze specifiche di genere: nelle donne dominano le fibre muscolari di I tipo, che le predestinano alle prestazioni di resistenza. Tra gli uomini, invece, troviamo una quantità maggiore di fibre muscolari diII tipo a, che equivale a una maggiore predisposizione alla prestazione di resistenza alla forza rapida.
Se si considera la forza muscolare assoluta per cm2 di sezione trasversale del muscolo, nella donna, a causa della maggiore percentuale di tessuto adiposo in esso immagazzinata, si può determinare che in media esiste un valore leggermente minore, che nella donna ammonta a 6,03+/-0,9 kg/cm2 e nell’uomo a 6,7+/-1 kg/cm2.

Rispetto agli uomini, la superficie trasversale delle fibre muscolari nelle donne è notevolmente minore. Secondo il muscolo, la sezione trasversale rappresenta tra il 60 e l’85% dei valori dell’uomo.
Inoltre, nelle donne non allenate, la superficie trasversale media delle fibre muscolari veloci presenta un valore minore delle fibre lente; negli uomini, avviene esattamente il contrario. La causa di ciò probabilmente dovrebbe risiedere nel diverso impegno muscolare dei due generi nella vita quotidiana. E’ sorprendente, però, che – malgrado presentino minore forza assoluta e minore forza rapida – le donne dimostrino una più elevata velocità di movimento per volume muscolare.
Poiché la forza muscolare è strettamente correlata alla sezione muscolare, a causa della sua minore massa muscolare, la donna dispone di una forza massimale minore rispetto all’uomo.
Secondo il gruppo muscolare, in media, la forza della donna è tra il 54% e l’80% della forza dell’uomo. I muscoli fortemente impegnati durante la vita quotidiana presentano una maggiore differenza nella forza tra uomo e donna. Ciò significa però che i due sessi si differenziano anche per quanto riguarda l’allenabilità della forza.

Allenabilità

Quando si parla di allenabilità della muscolatura, si deve partire dai singoli gruppi muscolari, poiché, ad esempio, l’effetto dell’allenamento sulla muscolatura del dorso e dell’addome nei due generi è quasi uguale. Negli uomini, però, la muscolatura delle estremità è più allenabile: malgrado l’allenamento, le donne raggiungono solo il 30-50% dei valori della controparte maschile. E’ evidente che i gruppi muscolari che svolgono, essenzialmente, una funzione dinamica mostrano differenze di genere nella loro allenabilità, mentre i gruppi muscolari che svolgono una funzione statica presentano un’allenabilità e una capacità di adattamento quasi uguali tra uomini e donne. In senso lato, quindi, se si equipara la muscolatura dinamica alle fibre rapide e quella statica alle fibre lente, se ne può dedurre che tra uomo e donna vi sia una diversa allenabilità per quanto riguarda le fibre rapide.

Le cause della diversa composizione della muscolatura o della diversa allenabilità tra uomo e donna deve essere attribuita alla maggiore presenza nell’uomo dell’ormone sessuale maschile, il testosterone, che presenta un’azione anabolica sulle proteine.
Fino all’inizio della pubertà il livello di testosterone tra i due generi si differenzia solo leggermente. La loro capacità di prestazione – ciò riguarda soprattutto la forza muscolare che dipende dalla massa muscolare – è quasi identica. Solo a causa della spinta ormonale puberale – il tasso di testosterone negli adolescenti maschi aumenta di circa 10 volte, mentre nelle donne tale aumento è minimo – si producono notevoli cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda la massa muscolare e, di conseguenza, la forza.
Durante la pubertà, la percentuale dei muscoli nei ragazzi aumenta dal 27% al 41,8% nelle ragazze fino al 35,8%.
Da questo punto di vista, è interessante constatare che i livelli endogeni di testosterone possono cambiare con l’allenamento. I tassi più elevati di testosterone si trovano negli atleti e nelle atlete più allenati e che presentano risultati migliori. Con l’aumento delle prestazioni si produce un aumento del tasso di testosterone.

Diverse ricerche mostrano che – rispetto all’uomo – la donna, a causa del più elevato tasso di estrogeni, presenta una maggiore potenza ossidativa che, nel lavoro eccentrico, provoca minori sintomi di dolore muscolare, processi infiammatori meno intensi, un tasso più basso di apoptosi (un processo di morte cellulare programmata. Si tratta di un processo ben distinto rispetto alla necrosi cellulare, che in condizioni normali contribuisce al mantenimento del numero di cellule di un sistema) mitocondriale e di microtraumi muscolari.
Rispetto agli uomini le donne in esercizi intermittenti di forza della mano (allenamento della resistenza alla forza: per quattro minuti, 5 sec di massima contrazione isometrica ad un dinamometro manuale, 5 sec di pausa) – grazie ad una migliore irrorazione sanguigna della muscolatura dell’arto superiore – presenterebbero una affaticabilità della muscolatura dell’arto superiore sia una migliore capacità di recupero nella fase post-carico.

Traumi muscolo-tendinei

La minore formazione della muscolatura, particolarità anatomiche e influenze di natura ormonale rappresentano la causa per cui le donne, nell’atletica leggera (salto in lungo e salto triplo), nello sci alpino, ma soprattutto i giochi sportivi come calcio, pallamano, pallacanestro. ecc., presentano un rischio di 9,5 volte più elevato di lesioni al legamento crociato anteriore del ginocchio. La maggior parte dei traumi, generalmente, si produce senza che vi sia stata una opposizione da parte di un avversario. Nel calcio, sembra che vi siano anche differenze di sollecitazione specifiche di generi nei movimenti di corsa (passi laterali, passi incrociati, accelerazioni avanti) che producono un carico diverso sui piedi (carico evidentemente minore sul metatarso e sulle falangi) rispetto agli uomini.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

LA FUNZIONE RESPIRATORIA E LO SFRUTTAMENTO DELL'OSSIGENO

 

Anche per quanto riguarda i parametri funzionali della funzione respiratoria, in parte non trascurabili, nelle quali hanno un ruolo importante soprattutto fattori costituzionali.
In generale, si deve osservare che le dimensioni delle vie respiratorie, delle cavità nasali, della laringe e dei bronchi, come anche la grandezza ed il peso dei polmoni della donna, sono di dimensioni minori rispetto all’uomo.
Come avviene per i parametri cardiaci, anche quelli polmonari della donna presentano valori sia assoluti che relativi inferiori rispetto all’uomo.
Anche per quanto riguarda il consumo e l’utilizzazione periferica dell’ossigeno, la donna è svantaggiata rispetto all’uomo: a causa della minore massa muscolare e della peggiore capillarizzazione, nel muscolo femminile non allenato, lo sfruttamento periferico dell’ossigeno è ridotto. Numero e dimensioni minori dei mitocondri – le centrali energetiche della cellula – diminuiscono la capacità del metabolismo aerobico della donna: nella muscolatura scheletrica dell’uomo è stato osservato un numero di 1,44 volte maggiore dei mitocondri della donna, con la superficie totale dei mitocondri che presenta un rapporto di 1,35:1. Non è così nelle donne allenate.

Nelle donne allenate non esiste una correlazione tra massimo consumo di ossigeno e densità del volume dei mitocondri che è inferiore di circa il 20%.
Infine, tra uomo e donna esistono differenze anche a livello delle riserve cellulari di substrati energetici. A parità di riserve di glicogeno, nella donna si può trovare un contenuto intracellulare maggiore fino al 40% di acidi grassi, che nei carichi del settorie di resitenza si esprime in una più elevata mobilitazione del metabolismo dei grassi.
Se si tiene conto dell’insieme delle differenze che abbiamo descritto finora, e includendo i rapporti tra le dimensioni dei singoli fattori, il massimo consumo di ossigeno della donna, in quanto criterio generale della capacità di prestazione cardiopolmonare o di resistenza, è minore di quello dell’uomo, dal punto di vista sia assoluto sia relativo.
La donna non allenata possiede un massimo consumo assoluto di ossigeno di 2000+/-200 ml e relativo di 32-40 ml/kg. L’atleta allenata di alto livello presenta valori di 4-5,5l/min o 60-75ml/kg; nelle atlete di alto livello sono stati raggiunti valori di oltre 6 l/min o 80-90 ml/min

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

I PARAMETRI DEL SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO

Nella donna, corrispondentemente alla minore massa sia muscolare sia di tutto il corpo, anche i parametri cardiocircolatori risultano inferiori. Per quanto riguarda il cuore ed i parametri che dipendono da esso, la donna presenta valori minori sia in senso relativo sia in senso assoluto.
Ad ogni età, i valori relativi e assoluti del peso del cuore della donna sono inferiori a quelli dell’uomo.
La minore dimensione del cuore della donna fa sì che, durante il carico fisico, l’organismo femminile regoli l’aumento del suo fabbisogno di ossigeno, soprattutto attraverso il poco economico incremento della frequenza cardiaca.


Rispetto agli uomini, le donne oltre a parametri inferiori della capacità funzionale cardiocircolatoria, presentano valori ematici, di eritrociti e di emoglobina inferiori ai corrispondenti maschili. Nelle donne, la quantità di sangue in media ammonta a 3,8 l, nell’uomo a 5 l; il numero degli eritrociti si trova fra 4,0 e 4,5*10(alla sesta)/mm(al cubo), nell’uomo valori compresi tra 4,5 e 5.0*10(alla sesta)/mm(al cubo). Nelle donne, il contenuto di emoglobina – che rappresenta il parametro principale della capacità di trasporto dell’ossigeno – è solo circa il 75/80% di quello complessivo degli uomini (12-16 g/dl rispetto a 14-18 g/dl). Anche i valori dell’ematocrito della donna (valori compresi tra 37 e 47%) sono minori rispetto a quelli dell’uomo (valori compresi tra 40 e 54%).
Rispetto agli uomini, le donne presentano un rischio più elevato di sviluppare la cosiddetta “anemia da sforzo”.

In un quarto di esse, troviamo un’anemia da carenza di ferro che da un lato deve essere attribuita al ciclo mestruale e dall’altro all’insufficiente apporto di ferro. Nel settore della resistenza, fino all’80% delle donne presenta uno svuotamento delle riserve di ferro senza presentare anemia! Mentre l’uomo, in media, ha bisogno di 10 mg di ferro al giorno, il fabbisogno della 15 e 18 mg. Con il ciclo, la donna perde da 35 a 60 ml di sangue per ciclo, corrispondenti a 1,2-2 mg di ferro al giorno. Senza un sufficiente reintegro, questo fatto può portare ad una diminuzione dlel’emoglobina di 1 fino a 2 g/dl. Un apporto appropriato di ferro può essere ottenuto con assunzione di carne o pane integrale arricchito di ferro, il cui assorbimento è migliorato dalla vitamina C.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

METABOLISMO

Per quanto riguarda il metabolismo, esistono differenze specifiche di genere che riguardano sia il metabolismo basale sia il metabolismo funzionale.

Metabolismo Basale

Se si confronta il metabolismo della donna con quello dell’uomo, si osserva che la donna presenta un metabolismo basale del 10% inferiore.
La causa di questo inferiore metabolismo basale, da un lato, è il migliore isolamento termico, determinato dalla maggiore quantità di tessuto adiposo sottocutaneo della donna e, quindi, della minore cessione di calore; e, dall’altro, la diversa percentuale di tessuto adiposo/tessuto muscolare: poiché la muscolatura, sia a riposo sia durante un carico fisico, presenta un consumo di ossigeno più elevato del tessuto adiposo, la minore percentuale di muscoli della donna determina un minore dispendio di energia. Inoltre, sembra che gli steroidi androgeni svolgano un’azione di impulso specifico sul metabolismo basale, che potrebbe contribuire a spiegare il suo aumento.

Metabolismo Funzionale

quando le donne e gli uomini lavorano alla stessa intensità submassimale, nelle donne si possono rilevare tassi minori di ventilazione rispetto agli uomini, una prova questa che le donne presentano un tasso più elevato di ossidazione dei grassi. Nei carichi submassimali, la più elevata utilizzazione di grassi come fonte di energia è collegata ad un tasso minore di lattato e la ridotta attività enzimatica glicolitica delle donne influenza anche la loro sglia anaerobica.

L’ormone sessuale femminile, l’estrogeno, influenza non soltanto la composizione corporea (circa una percentuale del 10% maggiore di tessuto grasso), ma è anche responsabile del più elevato metabolismo dei grassi.

Differenze anatomiche e fisiologiche di genere

LA TERMOREGOLAZIONE

Anche nell’ambito della termoregolazione troviamo differenze tra uomo e donna. Le donne, fondamentalmente, presentano una minore tolleranza al caldo e in esse la possibilità di termoregolazione è biologicamente meno sviluppata che nell’uomo. In generale, le donne reagiscono meno positivamente degli uomini agli stimoli del caldo e la loro capacità di prestazione è precocemente limitata dal calore.


In ambedue i generi, il massimo della temperatura corporea tollerabile è lo stesso, ma le donne raggiungono i loro limiti già con una temperatura ambientale inferiore.
Invece nel caso di una eccessiva produzione endogena di calore, come avviene, ad esempio, nei carichi sportivi, nelle donne non si è riusciti a misurare temperature interne così elevate come nel genere maschile: nei maratoneti sono state misurate temperature corporee di 41-41,5°C. le ragazze e le donne presentano una maggiore superficie del corpo in confronto al peso corporeo, ma posseggono un numero minore di ghiandole sudoripare attive e, a parità di carico fisico, mostrano un tasso di sudorazione minore rispetto agli uomini. A parità di aumento di temperatura, la secrezione di sudore nelle donne si produce più tardi rispetto a quanto avviene negli uomini. Ciò indica che le donne, ad una maggiore produzione di calore, all’inizio reagiscono soprattutto con un adattamento vasomotorio.

Nella ragazze/donne in età postpuberale svolge un ruolo l’effetto di produzione di calore del progesterone: durante la gravidanza e soprattutto nella fase luteale del ciclo mestruale, si produce un aumento della temperatura interna del corpo che va da 0,3 a 0,4°C. Per questa ragione le donne, a causa della più elevata temperatura iniziale. durante i carichi realizzati in condizione di temperatura elevata, possono andare incontro a problemi di termoregolazione.
la donna sembra tollerare meno la perdita di acqua provocata dal sudore rispetto all’uomo, in quanto già un lieve grado di disidratazione in esse provoca un senso di spossatezza.
Malgrado la secrezione di sudore possa essere allenata, anche le donne adattate al calore reagiscono ad una esposizione al caldo come gli uomini non allenati o non acclimatati.

Bibliografia

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  • Paolo Cerretelli, Valutazioni funzionale dell’atleta e dello sportivo in genere, Atti XIII giornate mediche triestine 1960
  • Paolo Cerretelli, Fisiologia del lavoro e dello sport, Soc. edizione universo, 1973
  • L. Samek, L. Stolz, J. Chrastek, Sulla determinazione dell’attitudine fisica mediante il test dei gradini, J. Sport. Med., (5, 61, 1965)
  • P. Cureton, L.F. Sterlin, Analisi delle variabili nelle prove di funzionalità cardiovascolare, J. Sport. Med. (4, 24, 1964)
  • Antonio Dal Monte, Composizione corporea ottimale ed attività atletiche, Med. Sport. (27, 85, 1974)
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  • A. Tschogowadse, S. Israel, Relazione fra indici morfologici e funzionali ed il comportamento di misure dinamiche di ventilazione negli atleti, Med. u. Sport., (VI, 177, 1966)
  • Juri Signorini, #LA DIFFERENZA TRA ATLETA E SPORTIVO, su no-news.co, 11 luglio 2016.
  • Claudio Scotton, Classificazione tecnica delle Specialità Sportive, Calzetti Mariucci Editori.

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